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Sarà solo un paio di gradi in più.

Sarà solo un paio di gradi in più.

La gente pensa: ma cosa può che cambiare? Due gradi in più…da 35 gradi estivi arriveremo a 37, chi se ne frega!

Questo è il livello medio della preoccupazione delle persone.

Certo, potremmo trovare a questo atteggiamento la scusa che noi non ci accorgiamo di problematiche cosi consistenti perchè si sostanziano in un iperoggetto…ne parleremo magari in un altro momento.

Ma è anzitutto un problema antropologico: non siamo assolutamente in grado di prendere seriamente in considerazione minacce che potrebbero con pochi margini di dubbi cambiare radicalmente la nostra qualità di vita.

Due gradi in più sono un’enormità…sono un’enormità per il genere umano…per il pianeta invece lo sono relativamente, perchè nel lungo periodo esso sarà in grado di curare le ferite che l’uomo ha causato.

Nei prossimi decenni l’umanità sperimenterà un numero cresente di impatti climatici senza precedenti: siccità intense e ricorrenti, uragani fortissimi e in zone inusuali, sbiancamento delle barriere coralline, morte delle foreste, infestazioni di insetti, problemi batterici e virali, alluvioni atipiche, cicloni, tornadi.

A ciò si aggiungeranno problemi batterici e virali, nuovi o vecchissimi (si pensi a quanto sta accadendo con il fenomeno dello scioglimento del permafrost), problemi di approvvigionamento alimentare, problemi energetici e via discorrendo.

Si fonderà il ghiaccio estivo artico e si ridurranno drasticamente i ghiacciai fuori di esso, con aumento del livello del mare di 30 cm a causa dell’espansione termica (il calore dilata) e non principalmente per la fusione e aumento della massa d’acqua.

Lo spostamento di 100 chilometri verso i poli delle zone climatiche, l’ espansione dei deserti in aree vicine ai tropici e ci sarà una fusione accellerata del permafrost nelle regioni settentrionali, con il rischio dell’entrata in questo circolo di un nuovo fattore, ossia il rilascio di CO2 non prima valutata (si veda qui)

La crescita della popolazione urbana (ho scritto urbana) passerà da 3,5 a 5 miliardi entro il 2040 soprattutto in quelle zone ora definite in via di sviluppo, come Asia e Africa; Cina e India saranno responsabili di piu di un terzo dell’aumento globale.

Ma a cosa sarà dovuto questo incremento?

In parte da motivazioni fisiologiche – tassi di natalità leggermente superiori a quelli di mortalità – ma in buona sarà dovuta a fenomeni migratori dalle aree rurali a quelli urbane e dalla stessa riqualificazione delle città.

La qualità urbana che avrà ad oggetto questo incremento sarà davvero bassa e caratterizzata da Slum, baraccopoli situate in zone alluvionali pericolose, vicino a bacini fluviali, su terreni bonificati ma comunque in zone caratterizzate da condizioni di vita poco salutari.

Il numero degli abitanti di questi Slum passerà da 1 miliardo (si veda rapporto “The Challenge of Slums“) attuali a 1,5 miliardi nel 2030.

Esempio di Slum India

Circa la metà della crescita sarà localizzata nelle zone costiere del mondo, ossia proprio in quelle aree che possiedono meno del 10% delle riserve globali rinnovabili di acqua dolce (si vedano le nostre preoccupazioni qui) e sono già molto provate dal degrado dell’ecosistema e che difficilmente saranno in grado di far fronte a tale crescita.

In pratica, da ora sino al 2030 vedremo un forte aumento dell’estensione spaziale urbano correlato ad un’ampissima perdita di terreni coltivati, foreste, spazi aperti e, inevitabilmente, biodiversita.

Si può facilmente prevedere che ci sarà una consistente crescita economica in quest’ambito: si stimano in circa 500 milioni le persone che nei prossimi vent’anni si sposteranno dagli Slum in cerca di migliori condizioni di vita, offerta ovviamente dalle grandi metropoli urbane.

Sempre più persone infatti cercheranno protezione tra le mura delle città moderne, lasciando una popolazione rurale più esigua a combattere eventi metereologici sempre più potenti e violenti e contro gli stessi cambiamenti degli ecosistemi.

Ciò incentiverà le imprese a produrre più edifici e con maggior attenzione alle relative caratteristiche architettoniche, compresi servizi sanitari, trasporti, educazione…ci sarà un’importante crescita del Pil e l’entrata nella classe media, soprattutto asiatica, di 2 miliardi di persone.

Tutte le città più grandi nelle parti più ricche del Mondo (Cina, Brasile, Stati Uniti, Europa Settentrionale) investiranno sempre di più nella mitigazione e nell’adattamento al cambiamento climatico.

Verranno ridotti drasticamente i gas serra (peccato, magari averlo fatto prima!), soprattutto all’interno del distretto urbano, attraverso le soluzioni che già avevamo in mano: nuove tecnologie, fonti di energia a basso contenuto di carbonio, trasporti di massa altamente efficenti, promozione in chiave “salutista” di trasporti non motorizzati, riqualificazione in chiave green degli edifici, tasse sul traffico, politiche ambientali, riduzione del consumo di carne / latticini e relativi allevamenti intensivi, aumento della popolazione vegetariana e vegana.

Queste diventeranno EcoCitta super-efficenti attraverso l’applicazione di dispositivi informatici diffusi e capillari, reti di sensori dislocati in zone strategiche, smart grid, telecomunicazioni a fibra ottica e wireless ad ampia scala.

La scarsita di risorse alimentari verranno affrontate con nuove tecnologie: colture idroponiche verticali, desalinizzazione, materiali di costruzione innovativi, riciclo dei rifiuti e cambiamento radicale dell’ utilizzo dell’acqua dolce.

Ci saranno nuove necessita edilizie, l’adattamento alla variabilità climatica imporrà la costruzione di sistemi di infrastrutture diversamente distribuite, costruzione di barriere marine e anti uragano, nuovi sistemi di aria condizionata ad energia solare, forse eolica.

In effetti, da un punto di vista energetico ci sarà un cambio di paradigma, uno stravolgimento totale; l’inasprimento dei costi di energia, acqua, materiali, materie prime, cibo, terreno sarà drammatico e indurrà milioni di persone a trasferirsi dalle periferie e da altre nazioni verso contesti urbani più sicuri ed economici.

Abbiamo già detto infatti che l’aumento della temperatura media globale entro il 2052 sarà di almeno 2 gradi, rispetto all’epoca pre industriale.

Almeno 2 gradi. Se ci manteniamo entro i due gradi, sarà un disastro, ma potremo riuscire a convivere e ad adattarci. Resilienza.

Ma se arriveremo a 5, sarà molto più dura.

Temperature comunqu più alte verranno raggiunte nelle aree centrali dei continenti, come Canada, Stati Uniti, Siberia, Cina, Amazzonia.

Comporterà tutto quello che abbiamo già detto: fusione dei ghiacci, scarsità di acqua dolce, siccità, perdite di raccolti, aumento del livello del mare (da 2 a 5 mt), cicloni tropicali, grandinate devastanti, incendi forestali, temperature insopportabili.

Spesso mi domandano: quali sono le zone più sicure?

La risposta non è scontata, perchè al di la della situazione geografica e climatica, molto dipende da come quella città avrà risposto negli anni dal punto di vista delle infrastrutture.

Pertanto inizialmente la scelta migliore potrebbe essere quella di allontanarsi dalle città maggiormente vulnerabili al rischio climatico (a breve pubblicheremo un elenco) verso “insediamenti” più sicuri, perchè più nuovi o meglio collocati, perchè ad esempio ad altitudini più elevate e con temperature più fresche.

Ovviamente andrebbe da chiedersi se le migrazioni saranno permesse: è un dato di non poco conto…è assai probabile che queste migrazioni saranno da subito obbligate a dirigersi verso zone tradizionalmente più “ospitali” come il Canada del nord, la Russia settentrionale, la Scozia, la Scandinavia

E cosa accadrà all’urbanizzazione in quelle zone altamente vulnerabili da un punto di vista climatico e con scarse capacità di adattamento, come l’ Africa ed il Sudest Asiatico?

Il problema principale è caraterizzato dai sistemi di governance deboli, con un livello di corruzione alto e da una povertà massiccia.

Le città di queste regioni saranno incapaci di adattarsi ai cambiamenti climatici: le riserve d’acqua diminuranno per la riduzione dei flussi fluviali, per il caldo delle falde freatiche e soprattutto per la contaminazione da acqua salata delle acque di falda.

Le precipitazioni continue causeranno smottamenti e alluvioni diffuse, provocando interruzioni di energia elettrica, dei trasporti, dell’erogazione di acqua potabile e dei servizi sanitari essenziali.

L’aumento del livello dei mari aggraverà l’erosione costiera e la subsidenza, causando danni ingenti e sostanziali alle strutture residenziali e commerciali.

Temperatura, umidità e precipitazioni daranno una spinta importante alla frequenza ed intensita di malattie infettive, con un aumento dei tassi di mortalità non solo per le temperature più elevate ma anche per maggior morbilità

Centinaia di milioni di persone si sposteranno verso queste città, già provate dal cambiamento climatico, perchè le condizioni in cui versano sono decisamente peggiori.

Su chi ricadranno gli effetti più negativi?

Sulle persone che non avranno risorse di spostarsi, sui piu deboli, come sempre.

Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.


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