La causa del cambiamento climatico non è l’uomo…

La causa del cambiamento climatico non è l’uomo…

Da sempre moltissimi metereologi devono combattere con questa fake news, tanto più grave quando questa arriva da fonti autorevoli o comunque da personalita “accreditate” nel panorama scientifico e culturale.

Che atteggiamenti di dubbio, anche in ambito scientifico, possano stimolare un dibattito sano e proficuo è fuori discussione, rappresenta il motore della conoscenza e della ricerca.

Ma la “verità” scientifica necessita di prove e di esperimenti ed è bellissimo e stimolante sapere che le conoscenze di oggi possano essere confermate, corrette o totalmente soverchiate dalle scoperte di domani.

Esperimenti, prove, indizi.

Ma quando esperimenti, prove, indizi e conferme si rivolgono tutte verso una direzione…bè, quella è la direzione da prendere in considerazione, almeno fino a che qualcuno non arrivi a dimostrare il contrario, un cambiamento.

Se tutti adottassero questo paradigma, sarebbe molto più semplice affrontare – e superare – le cd “fake news” che non racchiudono solo “opinioni personali”, ma falsificano dati e argomenti utilizzando tecniche semantiche arzigogolate per “inquinare” il dibattito.

E’ il caso di cui ci occupiamo oggi.

La comunità scientifica è pressochè unanime nel considerare il Global Warming, il riscaldamento globale, di origine antropica; in altri termini…è colpa nostra, almeno in buona parte, se stiamo “surriscaldando” il pianeta.

In questo senso basti vedere il bellissimo video che ha preparato il Goddard Institute for Space Studies della Nasa realizzato, attraverso dati scientifici, per chiarire, almeno allo stato attuale, l’origine principale del riscaldamento globale

Esistono alcune voci distanti dal coro…in particolare Carlo Rubbia, premio nobel per la Fisica nel 1984 1 e da poco anche il Prof. Riccardo Magnani, dottore in scienze biologiche e docente di chimica e biologia e appassionato 2 di metereologia e climatologia.

A Carlo Rubbia ha risposto il dott. Luca Mercalli, Accademico di fama internazionale, in modo chiaro, potete trovare il contributo qui.

Un contributo importante in risposta al Prof. Magnani che, ricordiamolo, NON è un climatologo, arriva da Sinapsi, un bellissimo periodico telematico il cui obiettivo è di “sopperire” attraverso un lavoro volontario il divario tra divulgazione scientifica e cittadinanza in aree particolarmente delicate come ambiente, territorio, salute.

Bello poter contare su questo progetto in un mondo troppo spesso permeato di opinioni fuorvianti invece che di tesi scientifiche.

Dice il prof. Magnani:

Riguardo allo scioglimento dei ghiacci e il conseguente innalzamento dei mari, è opportuno sottolineare che il completo scioglimento della calotta artica non porterebbe ad alcun innalzamento del livello oceanico dato che si tratta di ghiaccio galleggiante

E’ indubbio quanto afferma Magnani: i ghiacchi artici sono ghiacci marini pertanto, per il noto principio di Archimede, la loro fusione non comporta un aumento del livello del mare.

Ma questo lo sanno benissimo anche i Climatologi, che difatti parlano di innalzamento dovuto principalmente all’espansione termica non per aumento della quantità d’acqua.

Inoltre, sembrano non interessare al Professore gli effetti della riduzione della calotta artica: minore riflessione dei raggi solari 3 e quindi a un maggiore assorbimento di radiazione da parte degli oceani liberi dai ghiacci, di conseguenza a un aumento ulteriore delle temperature globali

E’ il noto principio dell’ “AMPLIFICAZIONE ARTICA”: l’ Artico si sta riscaldando a velocità più che doppia rispetto al resto del pianeta.

Il Prof. Dag Hessen sta lavorando in questo settore, vi invitiamo a leggere un piccolo contributo:

2052: Una terra incognita in un mare incognitus
Acque artiche Agitate, una terra incognita in un mare incognitus

Inoltre, tale riduzione ha un impatto enorme sugli ecosistemi artici e globali, pertanto non si può liquidare il problema in tal modo.

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Effetto Artico

Poi Magnani continua affermando che “...se si sciogliesse l’Antartide allora si che influirebbe sul livello dei mari. Attualmente questa calotta è stabile e nell’emisfero sud i ghiacciai della Patagonia, come il Perito Moreno, sono in espansione”

Per l’Antartide il discorso è in effetti diverso rispetto all’Artico, in effetti alcuni dati indicano che, sebbene l’oceano meridionale si stia riscaldando 6, il ghiaccio marino antartico stia leggermente aumentando.

CIò è probabilmente dovuto ad una combinazioni di alcuni fattori singolare: il buco dell’Ozono nel Polo Sud rinforza i venti ciclonici che circondano il continente antartico, i venti mettono in movimento i ghiacci , creando aree di acque libere note come “polynya” e la presenza di quest’ultima provoca un aumento di produzione di ghiaccio marino.

La stessa modificazione della circolazione oceanica provoca minore trasporto di calore dagli strati bassi più caldi, quindi meno ghiaccio viene sciolto.

Ma in generale, a parte fenomeni locali dovuti ad aspetti singolari, tutti i ghiacci del mondo sono in fusione, stando al rapporto del World Glacier Monitoring Service:

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Serie temporale del bilancio di massa medio annuale dei ghiacciai globali e di 30 di riferimento. Fonte:WGMS

Magnani incalza con un argomento ben noto:

Da quanto detto quindi sembrerebbe che la CO2 in aumento, sia in realtà l’effetto del riscaldamento e non la causa. Lo stesso vale per il vapore acqueo».

Quello del riduzionismo causa-effetto nei sistemi complessi non lineari 7 è cosa antica.

Ottima la risposta che fornisce del dotto Roberto Ingrosso in SINAPSI:

Un errore tipico è quello di voler ridurre a semplici relazioni causa effetto dei sistemi complessi e non lineari. Quella tra CO2 e temperatura è una relazione complessa, in quanto l’una influenza l’altra. Nei carotaggi che riguardano l’ultimo milione di anni emerge un ritardo tra l’aumento di temperatura e quello della CO2. Ma limitarsi a dire che la prima influenzi la seconda è sbagliato.

Se è vero che un aumento di temperatura porta a una minore solubilità della CO2 negli oceani 8 e quindi a un aumento di CO2, è anche vero questo aumento porta, a sua volta, a un ulteriore aumento delle temperature, essendo la CO2 un gas serra. È un classico feedback positivo che amplifica ulteriormente un cambiamento nel verso del cambiamento stesso.

Non è un caso che la differenza tra un periodo glaciale e uno interglaciale possa essere spiegata solo considerando il feedback CO2-temperatura 9.

Queste dinamiche si sono ripetute ciclicamente almeno nell’ultimo milione di anni. In passato è stata la stessa CO2 ad aver determinato direttamente grandi cambiamenti della temperatura terrestre, CO2 liberata dalle grandi emissioni legate all’attività vulcanica e ai grandi movimenti delle placche tettoniche terrestri.

Attualmente, su tempi molto più corti, è l’uomo ad immettere direttamente grandi quantità di CO2 in atmosfera, andando ad alterare le dinamiche climatiche naturali e così “dopando” il sistema climatico.

Dove sta la verità?

A breve ne vedrete gli effetti.

  1. assieme a Simon Van der Meer per la scoperta delle particelle responsabili dell’interazione debole, ossia i bosoni vettoriali W+, W- e Z[]
  2. ripeto, appassionato[]
  3. effetto albedo minore[]
  4. 1px, 1px, 1px, 1px[]
  5. max-width: 1024px[][]
  6. anche in misura maggiore rispetto al trend globale[]
  7. qualcuno di voi si ricorderà il personaggio di Ian Malcolm nel libro Jurassic Park scritto da Michael Crichton, tanto per fare un esempio divertente[]
  8. vedi legge di Henry[]
  9. oltre che considerando le variazioni dell’albedo planetario[]
Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.



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