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Il Cambiamento climatico tocca anche Babbo Natale.

Il  Cambiamento climatico tocca anche Babbo Natale.

Oltre duecento carcasse di renna trovate morte di fame nell’ Arcipelago delle Svalbard, morte per inedia…per fame.

Purtroppo – ma dobbiamo abituarci – continuano le brutte notizie sul fronte degli effetti del cambiamento climatico…sembra che questo 2019 segni davver l’inizio di una serie di eventi che forse, dico forse, faranno aprire gli occhi a chi ancora non considera i pericoli connessi al Global Warming.

Le renne sono morte per uno degli effetti più drammatici e più evidenti del cambiamento del clima: non sono riuscite a raggiungere il cibo.

Quanto accaduto in questi giorni segnala un peggioramento davvero allarmante della situazione: il riscaldamento terrestre ha fatto sì che la pioggia, cadendo sulla neve, formasse uno strato di ghiaccio.

E le Renne, per mangiare muschi e licheni, si servono degli zoccoli, che usano per scavare…la neve…ma se al posto della neve si trova il ghiaccio, bè è difficile utilizzare le proprie zampe per trovare il cibo

Ma di che posto stiamo parlando?

Le Svalbard sono un arcipelago del Mar Glaciale Artico, posizionate nella parte più settentrionale della Norvegia e rappresentano gli ultimi avamposti abitati del nostro pianeta…quelli più a Nord.

Svalbard in effetti significa “costa fredda”…anche se la Corrente Nord Atlantica (la corrente oceanica di acqua calda presente nell’Oceano Atlantico settentrionale che nasce a sud-est dell’isola di Terranova, dove le acque calde della Corrente del Golfo si mescolano con quelle fredde della Corrente del Labrador) mitiga il clima artico, mantenendo le acque circostanti aperte e navigabili per gran parte dell’anno.

Ovviamente il cambiamento climatico sta sconvolgendo questo delicatissimo equilibrio ecologico, costituito in gran parte da delicati rapporti tra Terra e Mare: lo scioglimento dei ghiacciai e il regresso della banchisa lo stanno mettendo a dura prova.

La vita a queste estreme latitudini infatti è tutta concentrata lungo la costa del mare dove confluiscono le acque torbide dei fiumi e quelle ricche di plancton del Mar Glaciale Artico, una sottile striscia di terra in cui si troba il 90% di tutte le forme viventi e dunque qui si concentrano gli insediamenti umani, all’interno dei fiorid più riparati.

Alle Svalbard risiedono circa 4.000 abitanti tra i quali 1300 norvegesi e 2600 russi; la maggior parte è concentrata a Longyearbyden ed il restanto suddiviso nei due villaggi russi di Pyramiden e Barensburg.

La fauna è povera ma ciononostante è costituita da circa un centinaio di piante (soprattutto licheni) basse e non vistose…ma spicca un fiore in particolare, il papavero delle Svalbord.

papavero dahlianum delle Svalbard

Oggi parliamo delle Renne, ma non cambiata la situazione dell’Orso Bianco, il più grande carnivoro terrestre (il titolo se lo contende con il suo fratellone l’Orso Bruno)… il WWF ha da tempo avvisato dei rischi legati alla sua sopravvivenza!

Il Global Warming nell’Artico deve essere considerato con maggior attenzione perchè potrà avere un impatto ancora più devastante rispetto al resto del mondo: si consideri che le temperature medie dell’Artico sono aumentate di 5° gradi Celsius durante gli ultimi 100 anni e le distese di ghiaccio sono diminuite del 6% durante gli ultimi 20 anni.

Sono dati allucinanti, che coinvolgono flora e fauna, in un delicatissimo equilibrio il cui sconvolgimento nessuno sa dove porterà.

Il cambiamento climatico è la minaccia numero uno per la sopravvivenza di moltissime specie.

Ma cercate di non dimenticare…anche la nostra.

Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.



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