2052: Una terra incognita in un mare incognitus

2052: Una terra incognita in un mare incognitus

Liberamente tratto da “Acque Artiche Agitate” di Dag O. Hessen

Quando si tratta di valutare il futuro di un elemento che fa parte di un sistema complesso è sempre molto difficile fare previsioni accurate e con un buon indice di affidabilità.

Ancor più difficile è considerare le conseguenze che esso può avere rispetto agli altri elementi con cui interagisce.

Non scampano da queste problematiche i sistemi ecologici che, come quelli economici, sono sistemi in cui “tutto è collegato”, quasi come un organismo unico che “vive” e “respira” grazie a conosciute e sconosciute arterie di interazione.

A volte grandi impatti risultano poco avezzi a provocare grandi effetti mentre può accadere il contrario: piccole variazioni che sono in grado di innescare una reazione che mette in moto cambiamenti di grande portata e, a volte, in modo irreversibile.

Abbiamo dei dati certi su quello che sta accadendo nel nostro ambiente con il cambiamento climatico ma quello che è incerto e desta davvero molte preoccupazioni non è solo quello che sappiamo, ma quello che non sappiamo.

Mi riferisco alle numerosissime variabili in gioco che non vengono tenute in debito conto o perchè di difficile calcolo o per la loro estrema variabilità.

Spesso gli scenari più pessimistici infatti, non tengono in considerazione dei fattori che potrebbero rendere catastrofico il nostro futuro come, a titolo di esempio, le concentrazioni di CO2 che sono stivate nel Permafrost che si sta sciogliendo – e che non ne conosciamo esattamente entità e composizione – oppure al caso di cui vi parleremo ora.

Sappiamo con buona certezza che entro il 2052 le acque marine settentrionali saranno caratterizzate da un numero impressionante di sconvolgimenti la cui entità e diffusione saranno tali che nessuno riesce bene ad ipotizzare cosa accadrà.

La temperatura oceanica aumenterà sicuramente.

Bene cioè, male, molto male.

L’aumento della temperatura provocherà altre conseguenze potenziali: maggior assorbimento del calore dovuto ad una riduzione della neve e della copertura di ghiaccio, fusione del Permafrost con rilascio di CO2 e CH4, acidificazione dell’oceano che causerà un minor fissaggio biologico della CO2 e così via.

Nel Mare del Nord la temperatura sarà quasi 1 certamente in media 1,5 – 2 gradi più alta di quella attuale, in superficie si raggiungeranno temperature ancora più alte.

Ciò si estenderà fino all’ Oceano Artico che d’estate sarà completamente privo di ghiaccio.

E allora potrebbe innescarsi uno di quegli effetti di cui non si tiene in debito conto e che il Prof. Dag Hessen ha approfondito nelle sue ricerche.

Stiamo parlando di un minuscolo attore che nessuno conosce ma che potrebbe passare da “comparsa” a triste “protagonista” in questa storia: il Calanus.

Il Calanus Planctonico è un piccolissimo animaletto acquatico di pochi millimetri, la cui famiglia conta circa 1.800 specie che vive nei mari artici in grande quantità.

Rientra a buon titolo nelle “specie chiave” del nostro pianeta: preoccuparsi di ciò che gli accadrà o che potrebbe accadergli con il riscaldamento delle acque artiche significa preoccuparsi della vita dei mari in generale alle alti altitudini

Temperature elevate dell’oceano provocheranno degli effetti collaterali dirompenti, in senso peggiorativo, sul fitoplancton: la produttività e la dimensione media di quest’ultimo diminuirà notevolmente, perchè l’acqua di superficie, povera di nutrienti, si riscalderà molto più rapidamente e non riuscirà a mischiarsi bene con le acque profonde, ricche di nutrienti, che contengono il fitoplancton.

In pratica, temperature elevate si sostanzieranno in meno cibo per il Calanus, perchè ci sarà meno fitoplancton nelle acque di superficie dove i copenodi – famiglia a cui il Calanus appartiene – si nutrono, non solo.

Ciò comporterà anche cibo “più piccolo”, sia perchè le specie più piccole sono in grado di sopportare meglio di quelle grandi una riduzione dei nutrienti, sia perchè a temperature elevate le cellulle stesse tendono a diventare più piccole.

Uno potrebbe obiettare che il Calanus è piccolo: 1-2 millimetri!

Ma le alghe lo sono ancora di più e alghe più piccole significa cibo striminzito per il Calanus.

Inoltre, per il processo di acidificazione, il pH passerà dall’8,2 al 7,9.

Sembra poco ma in realtà è tantissimo: per il Calanus ma anche per tutti gli organismi calcificanti vegetali e animali, sarà dura costruire il proprio esoscheletro.

Alcuni potranno obiettare che alcune specie vivono meglio a temperature più elevate.

In effetti compariranno nuove specie di copenodi e alghe, ma anche di pesci: Merluzzi, Sgombri e aringhe si sposteranno a nord e arriveranno meduse di vari tipi.

Anche gli uccelli come gazze marine e pulcinelle di mare migreranno verso aree piu settentrionali ma l’effetto a catena colpirà uccelli marini, foche, orsi polari e molte altre specie, perchè la scarsita di calanus significa scarsita di cibo chiave per molte specie-

Purtroppo non finisce qui questa breve triste storia.

Per la seconda metà del XXI secolo gli effetti si intensificheranno con l’entrata in gioco di nuove variabili.

L’ulteriore fusione della copertura di ghiaccio delle Groenlandia causerà ulteriori effetti spiacevoli, forse il più preoccupante di tutti riguarda la Corrente del Golfo.

Quest’ultima è in buona parte governata dal gradiente salino causato dalla differenza di densità tra acque dolci e acque salate: se dopo il 2052 il deflusso di acqua dolce e la Corrente del Golfo si fermerà..allora vedremo con i nostri occhi il significato di Apocalisse.

Si sente parlare di collasso dell’ecosistema ma il Prof. Hessen fa giustamente notare che questo è un termine ridicolo: gli ecosistemi possono esser sconvolti, in modo anche rivoluzionario e radicale, ma difficilmente collassano.

Storicamente parlando il nostro mondo ha superato moltissime avversità e cataclismi, ma la vita ha sempre trovato un appiglio, una spirale di luce da cui risorgere.

Il vero problema, sottolinea il Prof. Hessen, sono le “retroazioni autorinforzanti”.

Se queste entreranno nel sistema, forse siamo spacciati.

  1. rimango un ottimista di natura, ma quel quasi potete toglierlo[]
Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.



Related Articles

29.07.2019: OvErShOoT dAy Mondiale

Come c’era da aspettarsi, con tre giorni di anticipo rispetto al 2018 e cinque mesi prima della fine dell’anno, abbiamo

La causa del cambiamento climatico non è l’uomo…

Da sempre moltissimi metereologi devono combattere con questa fake news, tanto più grave quando questa arriva da fonti autorevoli o

Hello world!

Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: